Future Film Festival
Fantastic Mr. Fox: Wes Anderson, Roald Dahl e la Stop-Motion

Fantastic Mr. Fox: Wes Anderson, Roald Dahl e la Stop-Motion

Scritto il 13/04/2010 in Homepage 1, Italia, Specials

fantastic-mr-foxIl rapporto tra Roald Dahl e il cinema è piuttosto anomalo. Nonostante i libri per ragazzi dell’autore gallese, attivo dagli anni Quaranta, siano tra i più amati di tutti i tempi, il primo adattamento di peso della sua opera per il grande schermo vede la luce solo nel 1971, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart, sceneggiato da Dahl stesso. Anche l’animazione sembra snobbare Dahl, anche in anni in cui Chuck Jones realizza capolavori per la TV come Il Grinch e la favola di Natale e Horton e i piccoli amici di chistaqua, tratti da un altro grande delle letteratura per l’infanzia, il Dr. Seuss.

Gli adattamenti dall’opera di Dahl cominciano ad aumentare costantemente dal Novanta in poi, dopo la sua morte, e sono quasi tutti di buon livello: Chi ha paura delle streghe? (1990) di Nicholas Roeg, il feroce Matilda 6 Mitica (1996) di Danny De Vito, James e la Pesca gigante (1996) di Henry Selick e La fabbrica di cioccolato (2005) di Tim Burton, più un misconosciuto cartoon del 1997 ispirato a il GGG, Il mio amico gigante di Brian Cosgrove.

Il più recente adattamento da Dahl, Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson, in uscita in Italia il 16 aprile, è un film d’animazione in stop-motion ad alto budget, ed è sulla carta un progetto estremamente interessante, perché segna l’incontro di due personalità molto forti e dai percorsi artistici diversissimi. Anderson (I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou), che lo si ami o lo si odi, è uno dei registi americani più riconoscibili di oggi, dalle scenografie piene di oggetti e dagli storyboard complessissimi e, per la prima volta al lavoro su una storia non sua, ha adattato il testo di Dahl inserendovi tutti suoi marchi di fabbrica visivi e tematici.

fantastic_mr_fox1La storia di Fantastic Mr. Fox racconta la vicenda esemplare del Signor Volpe, una volpe imborghesita con famiglia, che da anni non ruba più galline, in seguito ad una promessa fatta alla moglie. Ma sfidare la propria natura è impresa ardua, e presto Volpe cede alla tentazione di ritornare alle razzie, e mette in atto un piano elaboratissimo per derubare le tre fattorie principali della zona. Volpe crede di aver pianificato tutto, ma nulla poteva prepararlo alla vendetta dei tre cattivissimi proprietari degli stabilimenti, Boggis, Bunce e Bean, il cui raid mette in pericolo tutta la comunità degli animali. Di fronte al pericolo, Volpe si dimostrerà uno stratega bellico ancora più abile che nel pianificare razzie.

L’adattamento cinematografico si concentra solamente sulla parte centrale del racconto di Dahl, il che permette a Anderson di approfondire il carattere dei personaggi ed inserire tutto il suo mondo, e la casa del signor Volpe, costruita all’interno di un albero cavo, è arredata e riempita di quadri e oggetti con la medesima minuzia che fu della casa di Royal Tenenbaum e compagnia.

abbate1Anderson ha lavorato poco con l’animazione, se si esclude l’esperienza con una manciata di sequenze sottomarine di Le avventure acquatiche di Steve Zissou, e per la visualizzazione del mondo di Mr. Fox, si è affidato all’esperta producer Allison Abbate, ospite del Future Film Festival nel gennaio 2010. La Abbate è infatti specializzata nella produzione di lungometraggi animati quali Nightmare Before Christmas, La sposa cadavere, Il gigante di ferro, ed il grande ritorno di Topolino, con il corto Runaway Brain. La producer al Festival ha raccontato della scrupolosità di Anderson sul set, e del suo ferreo controllo su tutto quello che veniva messo in scena, dai vestiti agli accessori, tutto scelto e approvato personalmente da lui. Una testimonianza che mette a tacere tutti coloro che mettevano in dubbio l’effettiva paternità del film, e che ci restituisce l’Anderson che abbiamo sempre immaginato vedendo i suoi film. Non è quindi una regia tecnica, per ovvi motivi, quella di Anderson, ma una specie di supervisione artistica demiurgica, che permette ad un autore non animatore di innervare comunque il film della propria inconfondibile personalità visiva.

timesbfilondonfilmfestivalfantasticmrrwijjhveseylGuardando il conciso making of ufficiale che si trova in rete, qui , si vede con chiarezza il metodo di lavoro di Anderson: partendo da storyboard e movieboard molto dettagliati, il regista mima le scene ai tecnici impugnando i pupazzi, studia i modellini del set per capire come articolare l’azione in uno spazio chiuso e soprattutto richiede ai suoi collaboratori un minuzioso ed inusuale lavoro preparatorio, consistente nel cucire vestiti, dipingere fiori e piante nel dettaglio. La parte più stupefacente del making of è quella finale, relativa al doppiaggio, in cui vediamo George Clooney, voce del protagonista, registrare in aperta campagna, gettandosi a terra e scaraventando balle di fieno, anziché compostamente, in un algido ufficio.

In un’altra featurette presente sul web, qui, Anderson e Bill Murray, doppiatore del personaggio del Tasso, passano in rassegna i personaggi e i pupazzi del film.

In particolare, si vedono pupazzi di diverse misure dello stesso personaggio, necessari a seconda del tipo di scena in cui dovranno essere calati, come i modellini molto piccoli creati per girare la scena della partita di baseball, in campo lungo.

Qui, invece, negli ultimi secondi di filmato, si vede uno delle sequenze più complesse, quella che illustra la vita all’interno del ristorante, girata in piano sequenza con una carrellata orizzontale che va a scoprire pian piano personaggi sempre nuovi intenti in azioni convulse.

Qui, infine, una curiosità, il discorso di ringraziamento in animazione di Wes Anderson, vincitore dello Special Filmmaking Achievement Award del National Board of Review.

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