Future Film Festival
Panico al villaggio

Panico al villaggio

Scritto il 23/06/2010 in Homepage 1, Specials

pan07Chi non ha mai giocato a indiani e cowboy con i pupazzetti alzi la mano. Sicuramente chi ha almeno trent’anni è già in preda alla nostalgia dopo aver letto questa frase. E’ il gioco più vecchio e semplice del mondo, eppure ha tenuto a battesimo generazioni e generazioni di bambini, e ancora oggi, in anni di espansionismo videoludico massiccio, può capitare di vedere spuntare un copricapo piumato tra i giochi dei bambini al mare.

Tutti gli appassionati e i nostalgici dei vecchi giochi si preparino a correre al cinema, perchè dal 25 giugno sarà nei cinema italiani  Panico al villaggio, capolavoro di animazione retrò e vincitore del Future Film Festival Platinum Gran Prize 2010 e distribuito da Nomad Film Distribution.

Il progetto Panique au village, nato in Belgio nel 2000 e concepito da Vincent Patar e Stéphane Aubier per La Parti e Pic Pic André, nasce proprio come omaggio al mondo dei cowboy e degli indiani giocattolo. Molti anni prima che la Stop motion tornasse di moda con film come Coraline e La Sposa cadavere, Patar e Aubier concepirono la serie televisiva Panique au village, in cui i rigidissimi pupazzetti di cowboy, indiani, cavalli e altri personaggi venivano animati a passo uno, con movimenti volutamente scattosi e rudimentali, deliziosamente retrò.

246-1015_panique-au-villageLa serie è incentrata sulle avventure di Coboy, Indien, Cheval e gli altri abitanti del loro villaggio, tra cui un contadino, un poliziotto e svariati animali parlanti, tutti perennemente trafelati, sempre di corsa ed isterici, impegnati a risolvere problemi da nulla, che nelle loro mani si tramutano regolarmente in piccoli disastri.

Grandi protagonisti della serie sono la frenesia, l’agitazione ed il ritmo a rotta di collo, perfettamente espressi dall’animazione scattosa vecchio stile, che enfatizza la nevrosi di personaggi e situazioni con effetti esilaranti.

Il film, uscito in Belgio nel 2009 dopo la presentazione al Festival di Cannes, nasce come sfida al concept stesso del progetto, prefiggendosi di costruire un lungometraggio articolato e lungo un’ora e mezza utilizzando un’ambientazione e dei personaggi nati per agire in episodi da 5 minuti l’uno. La scommessa è riuscita, ed il film è stato venduto in tutto il mondo.

La trama è semplicissima, perfettamente in linea con la serie animata: Indien e Coboy ordinano via posta un barbecue da regalare a Cheval per il suo compleanno, ma sbagliano ordinazione e si ritrovano recapitati 10000 mattoni che invadono il villaggio, causando la consueta isteria negli abitanti. Per liberarsi dei mattoni, i nostri eroi escogitano mille piani, che sortiscono l’unico risultato di peggiorare esponenzialmente la situazione. Il film riprende ed amplia un episodio della serie, Les Voleurs de cartes, in cui i protagonisti scoprivano un mondo sottomarino abitato da poco ospitali creature dalla testa a punta, situazione che fa da teatro principale all’ultima parte del lungometraggio.

introLa lavorazione è stata lunga e laboriosa: due anni per scrivere la sceneggiatura e raccogliere i 3,5 milioni di budget, 8 mesi di riprese per ben 144000 immagini animate, sei mesi per il montaggio, la cui pianificazione era cominciata in contemporanea con l’inizio delle riprese. Il montaggio infatti doveva essere già previsto dettagliatamenter in partenza, per evitare di lavorare ad inutili e laboriose inquadrature che si sarebbero potute rivelare inutilizzabili in seguito.

Inoltre sono state fabbricate ben 10000 miniature, tra personaggi ed oggetti, la cui realizzazione ha richiesto mesi di lavoro.

toutsavoir5I registi raccontano che le maggiori problematiche incontrate durante la lavorazione sono state la necessità di dare più spessore ai personaggi principali, approfondendo i loro rapporti interpersonali, e di calare il ritmo, che non poteva per forza di cose essere sempre frastornante come negli episodi di 5 minuti. Inoltre, man mano che la lavorazione andava avanti, gli autori si sono resi conto che il passaggio al grande schermo richiedeva che  illuminazione ed animazione fossero leggermante ed impercettibilmente affinate,  cercando al contempo di non perdere la caratteristica impronta naif.

Una caratteristica tipica della serie, ancora più evidente del film, è l’assoluto antinaturalismo dei modellini, costruiti su scale diverse senza una logica apparente. Caso emblematico è la casa di cheval, che vista da fuori sembra piccolissima, mentre dall’interno è enorme. Interrogati sui motivi di questa scelta, Patar e  Aubier rispondono semplicemente, ridendo, che non rispettare le regole è più divertente, e che a loro interessa la spontaneità dell’insieme, non la verosimiglianza.

Qui il sito ufficiale ed il trailer italiano

Il making of

Il montaggio dei “ciak”

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