L’eredità di Jacques Tati: L’illusionista di Sylvain Chomet
Scritto il 28/10/2010 in Al Cinema, Homepage 1, Specials
La notizia dell’uscita di un nuovo film firmato Jacques Tati, a distanza di 28 anni dalla morte del grande autore francese, è una di quelle che riscaldano il cuore di ogni appassionato di cinema. Come è possibile? Semplice, L’illusionista è il nuovo film di Sylvain Chomet, indimenticato autore di Appuntamento a Belleville, tratto da un soggetto scritto da Tati, realizzato con totale rispetto ed aderenza alla poetica dell’ideatore.
Fu la stessa Sophie Tatischeff, figlia del comico, ad affidare il progetto a Chomet poco prima di morire, folgorata dal suo precedente film, che già omaggiava esplicitamente il padre. Tati aveva rinunciato a sviluppare il progetto del film perché sapeva di non poter interpretare il personaggio principale a causa delle sue enormi mani, totalmente inadatte ai giochi di prestigio.
Chomet ha dichiarato che il soggetto di Tati, di appena 30 pagine, era più simile ad un racconto scritto in forma poetica che a una sceneggiatura, e che in fase di elaborazione dello script ha necessariamente ampliato alcune parti e tagliato altre, rimanendo comunque fedele alla visione dell’autore. Un’ulteriore garanzia di fedeltà è garantita dalla supervisione della fondazione Tati, responsabile della scelta del regista assieme alla già menzionata figlia.
Il regista racconta anche che nel ricreare l’universo di Tati ha voluto soprattutto ricrearne l’anima, la poesia dei movimenti e del silenzio, l’estrema eleganza dei gesti e della recitazione, e che l’unico modo di farlo era con l’ausilio dell’animazione 2D, che ci restituisce infatti un Tati “attore” di commovente e palpabile realismo.
Il film è interamente disegnato a mano su carta, e il 3D è stato usato solo in postproduzione per migliorare i dettagli e perfezionare oggetti, automobili e nuvole. Chomet è un regista classico e artigianale che sembra provenire da un’altra epoca: lui stesso dichiara che il suo modello è il livello tecnico raggiunto dalla Disney classica, e in particolare dalla squadra che diede vita a Gli Aristogatti.
Grande importanza viene data al suono, ai rumori e alle musiche, fondamentali in tutti i film del maestro, tutti quasi muti, e al linguaggio, un grammelot che mescola inglese e francese.
La lavorazione è durata due anni e mezzo, moltissimi per un progetto costato 30 milioni di sterline ma necessari per realizzare un film così complesso dal punto di vista stilistico.
Chomet, infatti, ha optato per uno stile contemplativo, ricco di piani sequenza e campi lunghi, affollati di dettagli e personaggi disposti nell’inquadratura su più piani, proprio come avrebbe fatto Tati.
Per costruire sequenze così lunghe e complesse, è stato quindi obbligatorio lavorare a lungo su preproduzione e storyboard, e studiare ogni dettaglio al millimetro, per non parlare della quantità di disegni necessaria a riempire ogni immagine. I numeri parlano chiaro: L’Illusionista è composto da soli 400 piani, laddove Appuntamento a Belleville ne contava ben 1400. Una scelta stilistica e produttiva coraggiosa e fuori da ogni moda, l’unica possibile per dare corpo ad un’opera animata che non assomiglia a nient’altro.
Il primo cortometraggio di Chomet, La vieille dame et les pigeons: Parte 1 Parte 2 Parte 3
L’intervista esclusiva concessa dal regista a Primissima




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